Ad Aquileia per ricordare

di | 30 Settembre 2013

L’appuntamento del 19 ottobre 2013 proposto da “Concordia et Pax” è ad Aquileia al “Cimitero degli eroi” dietro la Basilica.

La prima tappa dell’appuntamento del 19 ottobre p.v. proposto da “Concordia et Pax” è ad Aquileia al “Cimitero degli eroi” dietro la Basilica. A piedi si accede dal piazzale della Basilica oppure dal Parcheggio posto sul retro della stessa.

Non andiamo a celebrare vittorie o entrate in guerra o a rinverdire il mito di caduti per la Patria. Ricorderemo le centinaia di migliaia di uomini chiamati a combattere e ad uccidere da un mito superficiale dei destini della Patria, che non seppe prevedere gli stravolgimenti e la spaventosa carneficina che si sarebbe scatenata sui vari fronti. Morirono a milioni in un spregio del valore della vita umana da parte dei governanti e dei comandi militari. Il conflitto, guardato dalla popolazione con una certa estraneità, ben presto mise in evidenza lo spaventoso costo di vite umane.

Benedetto XV condannò come “inutile strage”, “orribile carneficina” “suicidio dell’Europa Civile” “spaventevole flagello”, “tragedia della follia umana” il conflitto instauratosi. Ma nonostante gli appelli della Chiesa la stessa viveva tragicamente una profonda divisione nel suo corpo ecclesiale, dove i fedeli cristiani si trovavano, se non schierati, certamente divisi sull’uno e sull’altro fronte. Si inizieranno a benedire bandiere ed a pregare per la propria Patria, a maledire il nemico mentre la popolazione più giovane di figli, prima che di mariti e di padri, moriva e lasciava un vuoto enorme fatto di sofferenze, dolore e povertà. Sarà questo l’anticamera della celebrazione dei soldati morti e poi del culto dei “morti per la Patria”.

Diventerà sofferta l’elaborazione del lutto, che nelle masse contadine ed operaie sarà raggiunto con percorsi del tutto particolari, internazionalisti ed antipatriottici o con l’accettazione del dramma delle conseguenze del conflitto con la mediazione della religione. Nei cultori dell’ideologia nazional-patriottica scricchiolò il mito della fedeltà alla nazione, perché nessuno alla vigilia dell’entrata in guerra si aspettava la durata e lo spaventoso numero di lutti che il conflitto avrebbe portato con sé. Già nelle prime settimane si presentò come un massacro dalle dimensioni del tutto inaspettate e l’elaborazione del lutto era ancor più difficile per una generazione di padri, di madri e di anziani.

Nacquero così le pratiche commemorative nelle quali si esaltava il valore della morte in battaglia, degli eroi e degli eroismi, con una morte in guerra descritta come un evento sereno e poco cruento, una morte bella, meno traumatica, un atto eroico, un sacrificio per la Patria, considerandolo più accettabile per i congiunti.

La guerra fu l’origine di troppi dolori e lasciò perverse eredità. Furono quindi profetiche le parole di Papa Benedetto XV nel 1917: “In ogni guerra per giungere alla pace si è dovuto mettere il proposito di schiacciare l’avversario: mettere in condizione di non tentare la prova è una stoltezza, perché la prova potrà essere ritenuta dopo qualche tempo, sia perché realmente l’avversario ha riconquistato le forze, sia perché ha creduto di averle riconquistate. Le guerre esisteranno non finché vi sarà la sola forza, ma finché vi sarà l’umana cupidigia”.

Ad Aquileia saremo per una maturazione dell’idea di “Patria” nel concetto di bene comune, riflettendo anche sulla nostra carta costituzionale. Richiamo alla riconciliazione fra persone, popoli e Chiese coinvolte nella vicenda, contro la tentazione del ricorso alla forza, del giustizialismo e della vendetta. Un invito ad una coraggiosa riparazione verso le persone ingiustamente accusate allora, come l’arcivescovo di Gorizia Borgia Sedej, le centinaia di laici ed i preti (60), da Gorizia internati in diversi campi di concentramento e di riabilitazione in Sicilia ed in Sardegna.

Superamento dell’idea di “redenzione”, per il carattere improprio e quasi “blasfemo” del suo utilizzo settoriale; ed educazione alle memorie diversificate in una superiore visione di unità patriottica, morale e spirituale, con il richiamo a non ridurre le celebrazioni del centenario dell’”immane ed inutile strage” a celebrazione di falso patriottismo o peggio ancora a mera promozione turistica.

Memoria rispettosa dei sacrifici dei 22 popoli che vennero coinvolti in questo spaventoso conflitto, costretti loro malgrado ad uccidersi ed a morire lasciando vuoti spaventosi di miseria, di sofferenze e di dolore ai congiunti rimasti. Una preghiera per tutti loro ed una per noi stessi, affinché raccogliamo la dura lezione della storia e lavoriamo per costruire una pace rispettosa per tutti, soprattutto dentro di noi.

Franco Miccoli