Carabinieri a Gorizia – 1942-1945 Memorie degli anni bui” di Franco Miccoli

di | 31 Marzo 2014

Il 21 marzo 2014 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

Affollata partecipazione alla presentazione di “Carabinieri a Gorizia – 1942-1945 Memorie degli anni bui” di Franco Miccoli

Affollata partecipazione alla presentazione di “Carabinieri a Gorizia – 1942-1945 Memorie degli anni bui” di Franco Miccoli

Affollata partecipazione – presenti oltre centocinquanta persone – venerdì pomeriggio 21 marzo per la presentazione del libro “Carabinieri a Gorizia – 1942-1945 Memorie degli anni bui” di Franco Miccoli nella sede della Fondazione CARIGO a Gorizia in via Carducci. Un pubblico di amici e di amanti della storia ha seguito l’incontro.

Ha introdotto i lavori il giornalista della sede Rai in lingua slovena di Trieste Ivo Jevnikar che ha evidenziato la densità e l’intensità del testo ed il valore delle testimonianze raccolte che aiutano anche a capire le vicende ed i protagonisti.

Il prof. Georg Meyr dell’Università di Trieste ha sottolineato il puntiglio e l’impegno della ricerca, ricca di dati ed avvenimenti ed, insieme, l’umiltà dell’autore che la propone come una base di partenza per ulteriori confronti, studi ed approfondimenti. Meyr si è a lungo soffermato sulla difficoltà del periodo scelto: 1942 1945, profondamente complesso e controverso.

Si tratta del momento di gran lunga più sofferto e delicato per l’Arma del carabinieri che vive al confine orientale vicende complesse con sovrapposizione di intendimenti ed obiettivi, anche contrapposti, sia da parte dei tedeschi che dei repubblichini; l’altro fronte appare diviso tra la lotta all’occupatore e le rivendicazioni ideologiche e territoriali.

I carabinieri in tali circostanze esprimono come possono il loro ruolo istituzionale, perchè l’Arma non è mai stata fascista: erano i reali carabinieri ed il duce lo sapeva bene. Con la popolazione, nella situazione di degrado in cui versa tutto il confine orientale fra il 1942 e il 1945, viene espressa nei limiti del possibile la loro umanità aiutando al tempo stesso il movimento della resistenza al nazismo.

L’intervento del prof. Roberto Spazzali ha aiutato ad inquadrare le vicende partendo dall’ordine emanato dal Generale comandante Angelo Cerica agli 80.000 uomini dell’Arma: alla Territoriale l’ordine di rimanere al proprio posto, ai reparti divisionali di seguire la sorte delle Divisioni armate presso le quali sono distaccati. In quale modo era stato previsto il rischio del collasso dello Stato ed i carabinieri vengono chiamati a rimanere al loro posto, ultimo punto di riferimento della popolazione.

Esistono solo due casi in Italia di sopravvivenza dei reparti dell’Arma dopo l’ordine di scioglimento del 25 luglio 1944: Gorizia e Trento. Una situazione incandescente che registra, reparti italiani a disposizione delle unità tedesche e reparti che combattono contro i tedeschi, le pressioni delle resistenza espressa soprattutto dagli sloveni e dalle formazioni italiane allora espresse dagli operai dei cantieri di Monfalcone in quella che venne chiamata “battaglia di Gorizia”.

Il prof. Meyr ha manifestato grande apprezzamento al fatto che nelle vicende raccontate dal libro, la persona umana resta la vera protagonista e che non vi è alcun tentativo di giudizio nei confronti delle persone; si valutano i fatti ma non vi è mai una valenza di condanna nei confronti delle persone.

Dal libro si evince che non vi sono vincitori o vinti ma persone che si sono trovate a vivere eventi ed avvenimenti più grandi di loro dei quali, spesso, non riuscivano a cogliere la portata, ma dovevano dare un loro contributo, nel loro ruolo, secondo le loro risorse e possibilità. L’autore, ha concluso Meyr, offre non ammaestramento ma episodi e vicende da leggere, completare ed interpretare nelle grandi sofferenze che hanno segnato la generazione di quel periodo.

Il lavoro di Franco Miccoli offre spunti per ulteriori approfondimenti, in particolare per quanto riguarda i controversi rapporti fra resistenza italiana, CLN goriziano, PCI locale e l’Osvobodilna Fronta. Pagine di storia ancora in parte da completare, spesso condizionate dalla memoria del drammatico periodo dal primo maggio 1945 al 16 settembre 1947.

L’autore ha sommessamente invitato a illuminare tali eventi, mettendo da parte interpretazioni di parte e di procedere con una leale e approfondita rivisitazione delle vicende: liberare l’ideale di “Patria” dal nazionalismo e dal fascismo, in quanto è il fascismo che ha portato alla rovina l’Italia.

Allo stesso tempo è utile liberare l’ideale di “Resistenza” da quelli che furono gli obiettivi politici di parte, riconoscendo al Partito comunista il contributo dato alla resistenza ed alla lotta al nazifascismo dentro ad un contesto più ampio di lotta di liberazione e costruzione della democrazia.

Franco Miccoli