La storia che ricomincia

di | 27 Febbraio 2012

Sabato 22 settembre 2007

Comunità locali che si dividono e che poi tornano a sentirsi ed a ricomporsi, nel futuro forse, in un tutt’uno: questa è la storia che si legge in questa piazza, e che ha segnato la storia di Gorizia.

C’era una volta un’unica Gorizia e la sua Contea (prima della prima guerra mondiale), ed è rimasta tale anche fino alla seconda guerra mondiale. E poi è venuta la guerra, le divisioni, i confini politici ma anche ideologici, ed ecco che sono state costruite due società, divise dagli odii conseguenti ai soprusi ed alle battaglie vinte e perse, dai sogni ideologici delle società perfette, dalle bonomie ideologizzate.

Negli anni cinquanta si costruiva e ricostruiva come se la storia si fosse formata. Nelle due Gorizie si rinforzavano i muri delle diversità per un tempo presente e futuro eterno. Eppure non era così: questa eternità non era capita dalla gente, la gente voleva vivere la vita quotidiana nella cooperazione. La scena dei quaranta cinquanta mila che premevano sul confine per incontrare i parenti e gli amici e per comprare quello anche non trovavano dalla propria parte, perfino le scope, fu eloquente di questa domanda che la vita di un’unica comunità riprendesse il suo corso. Questo succedeva alla Casa rossa, ma succedevano cose analoghe anche a Merna. E poi questa spinta ad essere una cosa sola e speciale (Gorizia e Nova Gorica) diventò sempre più quotidiana. Ed anche la classe politica locale imparò ed incominciò il lungo percorso di collaborazione che il prossimo Natale avrà un punto fondamentale nell’entrata della Slovenia nell’area di Schenghen.

Nel frattempo anche le società di Nova Gorica e di Gorizia cambiavano, poiché accanto alla popolazione autoctona si trovarono a vivere le persone venute al seguito dei due Stati ed a causa del confine. Le società delle due città si fecero più complesse, e diedero luogo ad un nuovo Goriziano: del mercato economico, dei servizi, della pubblica amministrazione, delle nuove generazioni che hanno perso le asperità ideologiche e culturali dei genitori e dei nonni.

Ed ora siamo qua, in questa piazza simbolicamente comune, in cui ciò che vale sono le variabili legate agli scambi culturali, all’inclusione ed esclusione sociale, al reddito, agli interessi economici, all’affermazione delle capacità personali piuttosto che le variabili nazionali o ideologiche. Cioè Gorizia e Nova Gorica enfatizzano più i caratteri della città normale, uguale in tutte le società europee.

Quale sarà il futuro di questa normalità di Nova Gorica e di Gorizia? Essa risulterà dal come si vuole far marciare la storia, e dal come i cittadini di là e di qua di un confine, che è sempre meno confine reale e sempre più confine virtuale, vorranno gestire la vita propria e della comunità.

Alberto Gasparini