Perché “Concordia et Pax”

di | 25 Maggio 2008

Purificare la memoria per raggiungere la riconciliazione ed il perdono

Si dice che noi siamo “terre di confine”: diciamo subito che non è vero. Nel senso che noi siamo e siamo sempre stati “terre di passaggio” in quanto terre interessate dal passaggio continuo di persone, di popoli, di mezzi e di prodotti.

In una parola terre di passaggio e di confluenza di tanti popoli, persone e beni. È preferibile mettere al primo posto il significato “confine” inteso come “confluire” da più parti, come incontrarsi e “mettersi insieme” di diversi, come incontrarsi e accettarsi, incrociarsi e mettersi a confronto. Dunque “confine” come incontro di molti e non confine come divisione e contrapposizione.

E dobbiamo dire a chiare lettere che tutto questo è durato per secoli e secoli.

Solo dal 1947 Gorizia (e Trieste per altri versi) hanno avuto la vita tagliata da un confine inteso come separazione di due mondi e due sistemi politici e amministrativi, come separazione per effetto di una guerra, e parliamo di una guerra perduta a causa e dopo la imposizione di un regime.

Dunque possiamo dire che noi siamo “terra di confine” ma in positivo, come parti di un tutto, come insieme, come interlocutori e capaci di dare senso, se vogliamo, anche alla divisione.

Il Goriziano ed il Triestino, “il litorale”, infatti nella prima metà dello scorso secolo hanno visto le nostre popolazioni interessate da profondi cambiamenti epocali e da fatti tragici che hanno coinvolto tutta l’Europa. Siamo stati il teatro della prima guerra mondiale, del dissolvimento dell’impero Asburgico, poi della riunificazione all’Italia che ha vissuto allora appassionatamente una pagina di storia importante ma che non è riuscita a capire la realtà delle nostre popolazioni abituate da secoli a convivere pacificamente.

La nascita del fascismo, dello squadrismo che fece i suoi primi passi proprio a Trieste, la restrizione e la perdita dei diritti prima nella comunità slovena e poi in quella israelita. Le leggi razziali e quindi la seconda guerra mondiale, l’invasione della Jugoslavia, la caduta del fascismo, l’armistizio dell’8 settembre 1943, la resistenza sanguinosamente lacerata e divisa. Poi la fine della guerra, con le deportazioni e con la tragedia immane dell’esodo, ultimo l’avvento del regime comunista nella vicina repubblica Jugoslava, ma che ha coinvolto e colpito anche il territorio italiano, confini nuovi che hanno separato dolorosamente popolazioni che avevano saputo e sanno convivere assieme.

I nazionalismi esplosi tra le due guerre mondiali, il fascismo, il nazismo ed infine il comunismo ci hanno lasciato una eredità fatta di dolori, sofferenze, lacrime e sangue, che non hanno risparmiato nessuno perché hanno finito per coinvolgere, in tempi diversi, tutte le popolazioni di queste terre. Ogni comunità è rimasta profondamente segnata da fatti dolorosi che trovano responsabilità anche in altre comunità, ma sono state le ideologie, ad esprimere forse il peggio della loro violenza. Ogni comunità ed ogni famiglia si porta dietro la memoria di avvenimenti tragici e dolorosi.

Vogliamo lasciare alle spalle questa storia, prima di tutto per decorso naturale che vede scomparire ad uno ad uno gli attori di quelle pagine tragiche. Il tempo poi ha saputo lenire in parte dolori e sofferenze; restano il problema drammatico ed irrisolto della sepoltura dei morti ed una memoria separata, che divide, memoria spesso duramente contrapposta, che fa fatica a trovare il modo concreto per superare, nel reciproco rispetto, vicende così profondamente laceranti.

La nuova Europa unita e pacificata dopo le spaventose lotte e divisioni del passato offre una opportunità unica per costruire per i figli di oggi e di domani una convivenza tra popoli e tra chiese e per costruire un futuro di pace. Viviamo il tempo delle scelte, quelle che facciamo (o non facciamo) incidono in ogni caso sul futuro e sul futuro dei nostri figli.

Prendiamo in mano il futuro, progettando e costruendo comunità riconciliate e disponibili ad accogliere uomini e donne con il cuore lacerato ma desideroso di ricevere e dare il perdono: questo è il progetto che “Concordia et Pax” propone a se stessa per prima e poi a tutti.

Tutto questo ci è stato indicato inequivocabilmente da Giovanni Paolo II il quale ci ha indicato perentoriamente la sola strada da seguire: la PURIFICAZIONE DELLA MEMORIA con la conoscenza per arrivare alla RICONCILIAZIONE ed al PERDONO reciproco.

Federico Vidic