Ricordando Lojze Bratuž e don Alojzij Obid

di | 11 Ottobre 2014

Sabato 18 ottobre in “Sentieri di memoria e di riconciliazione”

Gli incontri sono previsti sabato 18 ottobre 2014 alle ore 15,00 a Podgora – Piedimonte, davanti al piazzale della chiesa dove verrà ricordata la figura di Lojze Bratuž. Alle ore 16,00 presso la vecchia canonica di San Mauro – Štmaver. Verrà ricordato don Alojzij Obid. Tutti i cittadini sono invitati.

“A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?”

Quest’anno l’Associazione Concordia et Pax propone due incontri particolari per i suoi appuntamenti autunnali chiamati “Sentieri di memoria e di riconciliazione”. Memoria perché nessuno ha il diritto di cancellare la storia dell’altro, ognuno ha il dovere di conoscere e rispettare la storia degli altri, riconciliazione cercata con la disponibilità al perdono parlando degli accadimenti che hanno lacerato la comunità isontina, cercando la giustizia e la verità dei fatti. Il richiamo di Papa Francesco “A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello” deve fare riflettere anche alla luce di quanto sta ripetendosi nel mondo.

Gli incontri sono previsti alle ore 15,00 a Podgora – Piedimonte, davanti il piazzale della chiesa dove verrà ricordata la figura di Lojze Bratuž. Morto nel febbraio del 1937 a seguito di una brutale aggressione squadrista avvenuta il 27 dicembre 1946 davanti la chiesa di quella località. L’appuntamento successivo sarà alle ore 16,00 presso la vecchia canonica di San Mauro – Štmaver. Verrà ricordato don Alojzij Obid (Luigi Obit) prelevato dai partigiani comunisti e ucciso nei boschi di Poggio San Valentino (Podsabotin) i primi giorni di gennaio del 1944 .

La dolorosa vicenda del maestro di musica Lojze Bratuž rientra in quella serie di brutali violenze squadriste che colpirono la popolazione isontina slovena ed anche italiana. Accusato di provocare ed organizzare iniziative contro il fascismo, subirà nella sua breve vita continue pressioni, coercizioni e provocazioni, compresi l’aggressione e l’arresto.

Fu nel Natale del 1936 che si consumo quell’atto finale, inconsulto e brutale con la costrizione a bere dell’olio minerale misto a benzina che lo portò ad una lunga e sofferta agonia fino alla morte avvenuta il 16 febbraio 1937. Era amato dai suoi allievi, rispettato e benvoluto da tutti italiani e sloveni, Cesare Seghizzi lo volle alla guida del coro Sant’Ignazio considerato allora il miglior coro italiano della città. Possiamo dire che in questo suo prodigarsi finì vittima innocente di una follia cieca e feroce, che ha spento si il Bratuž uomo ma ne ha ingigantito a dismisura l’immagine chiara e pulita di un cristiano che vive coerentemente con semplicità la sua vita quotidiana da cristiano.

Aloijzi Obid, parroco di Poggio San Valentino (Podsabotin) fu il primo delle vittime del clero goriziano sloveno. Prelevato dalla canonica i primi di gennaio del 1944 venne ucciso subito dopo. L’accusa era di essere contro i partigiani e di favorire i domobranci. Fu la prima di una serie di uccisioni che videro cadere sette sacerdoti e due seminaristi sloveni. Di don Aloijzi possiamo dire che il suo lavoro si limitava nell’ambito dell’opera pastorale per i parrocchiani e alle attività caritative e non certamente ad attività politica contro la resistenza. Dopo di lui caddero altri sacerdoti sloveni, un’altra delle storie sofferte e controverse da conoscere e rivisitare.

Pagine di storia sofferta da conoscere e da meditare in un percorso di purificazione della memoria che chiama ciascuno al coraggio del riconoscimento delle proprie responsabilità ed errori. Violenza di allora ma che vediamo continuare a ripetersi quotidianamente nel mondo e che chiama ciascuno al dovere della conoscenza e del discernimento ed a riflettere sulle violenze che oggi si ripetono contro chi non può difendersi.

Franco Miccoli